Approvata la direttiva europea sui bitcoin: cosa cambia adesso

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Secondo alcune indiscrezioni, in Corea del Sud il Parlamento starebbe per approvare in via definitiva dei disegni di legge sulla regolamentazione di criptovalute, ICO e blockchain. Mentre l’Unione Europea, lo scorso 11 luglio, ha diramato una direttiva (2018/843) con la cui entrata in vigore riconoscerà ufficialmente le monete digitali.

Per avere un quadro completo della situazione legislativa del settore, la redazione di idealista news ha sentito il parere di Simone Monetti, CTO di Chainblock, l’azienda che ha installato in Italia bancomat per scambiare euro con criptovalute: “Sì, la Corea del Sud si sta adeguando, ma non è l’unica. In generale, in questo momento, Asia e Stati Uniti avanti sotto il punto di vista delle normative ma anche per quanto riguarda il flusso di denaro”.

Tra le nazioni del Vecchio Continente, invece, la Svizzera, anche se non fa parte dell’Unione Europea, ha una sua regolamentazione a riguardo già da un anno – prosegue Monetti – che equivale a 10 anni di un’altra tecnologia, visto che poco più di un anno fa nessuno parlava di regolamentazioni per criptovalute”.

Ma ora anche l’UE si sta adeguando anche se, come spiega il CTO di Chainblock: “Sta arrivando una regolamentazione in Europa dopo anni di ostruzionismo da parte della Bce, ma anche di Paesi come Francia e Germania che hanno tentato di paralizzare questa controtendenza”.

Gli scettici dicono che il valore del bitcoin sta scendendo, ma Monetti offre un’altra lettura: “L’ondata di regolamentazione è più importante del valore nominale, perché di fatto riconosce la legittimità della criptovaluta e lascia presagire un futuro pieno di prospettive”.

Anche se, come sottolinea Monetti, la direttiva europea potrebbe leggersi anche sotto una luce diversa: “Si potrebbe pensare che non potendo più ostacolare il bitcoin, ora l’UE vuole controllarlo, ma in ogni caso è un segnale positivo, questa direttiva riconosce che il bitcoin è il futuro e decide di tassare chi oggi converte in criptovalute in euro”.

Monetti però sottolinea anche la necessità di una regolamentazione interna: “L’obiettivo comune, anche per noi che operiamo nel settore, è quello di chiarire la situazione riguardante le licenze, anche per rivalutare e conferire la giusta qualifica a chi opera nel settore, solo così si può creare una situazione di mercato più matura. Oggi esistono alcune dinamiche al limite della truffa, come alcuni casi che riguardano le ICO”.

“Quella che riguarda il bitcoin non è una rivoluzione gentile, non chiede permesso per entrare, ora viene considerato “oro digitale” – conclude il CTO di Chainblock – ma da qui a un anno non mi stupirei di veder fallire le banche e passare al bitcoin”.

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