Arriva la proposta per introdurre il salario minimo in Italia

Dopo la partenza ufficiale del reddito di cittadinanza, ora il M5S vara la proposta per introdurre il salario minimo in Italia. “Spero lo votino tutti”, ha detto Luigi Di Maio.

Secondo i dati forniti dall’Inps, il 22% dei lavoratori impiegati in aziende private (esclusi operai agricoli e i domestici) percepisce meno 9 euro lordi all’ora. Si tratta di un salario al di sotto della soglia individuata da uno dei disegni di legge sul salario minimo in discussione al Senato.

Ma non è tutto, perché il 9% dei lavoratori è al di sotto degli 8 euro orari lordi mentre addirittura il 40% percepisce meno di 10 euro lordi l’ora. Fissando la soglia del salario minimo a 9 euro lordi l’ora, secondo una proiezione dell’Istat, sarebbero 2,9 i milioni di lavoratori che avrebbero un incremento medio annuo di retribuzione di 1.073 euro, mentre l’aumento dei costi per le imprese sarebbe di circa 3,2 miliardi.

Tra l’altro, una proposta del Pd vorrebbe il salario minimo fissato a 9 euro netti e non lordi. Ma Confindustria ha già replicato facendo sapere che 9 euro l’ora è un livello fuori dalla realtà perché i minimi di retribuzione fissati ai livelli più bassi dai contratti di lavoro “si aggirano sui 7,5 euro lordi”. Anche le altre associazioni delle imprese ritengono insostenibile un minimo di 9 euro: “Salterebbe il sistema”, commenta Confapi.

Anche l’Ocse ha mostrato un certo scetticismo: “Può essere uno strumento utile di lotta alla povertà” ma “può rivelarsi non molto efficace se non viene integrata con altri interventi”. Sottolineando anche che fissando il salario minimo a 9 euro l’ora sarebbe “tra i più elevati dell’area Ocse vicino a quello tedesco, pur essendo l’economia italiana ben lontana da quella della Germania”.

Nel frattempo, l’Istat ha fornito anche l’identikit di chi percepisce una retribuzione oraria inferiore a 9 euro lordi l’ora. Le categorie più colpite sono gli apprendisti (59,5%) per distacco seguiti dagli operai (26,2%).

Poi ci sono gli impiegati nelle attività dei servizi di alloggio e ristorazione (27,1%), del noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (34,3%) e nelle altre attività di servizi (61,6%), tra le donne (23,1%) e tra i giovani sotto i 29 anni (32,6%).

Numeri ancora più considerevoli quelli che riguardano il lavoro domestico, un settore in cui quasi tutti i lavoratori percepiscono un salario orario inferiore a 9 euro secondo l’Inps. Una situazione che potrebbe favorire il lavoro nero, basti pensare che tra il 2012 e il 2017 il numero dei lavoratori regolari nel settore domestico è diminuito del 15%.

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