Berlino, contro la speculazione immobiliare arriva l’esproprio

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Immobiliare a Berlino / Gtres

In Germania la bolla immobiliare è pronta a scoppiare. O no? Per tutelarsi Berlino potrebbe espropriare le grandi società speculatrici.

A differenza di quanto accadde all’indomani della caduta del Muro di Berlino, quando i prezzi immobiliari nella capitale tedesca smisero di crescere a causa dell’incertezza legata alla riunificazione del Paese che fece letteralmente scappare investitori sgonfiando in modo allarmante un mercato in buona salute, oggi la “febbre del mattone” in Germania continua a salire. I tedeschi nel 2018 hanno investito in immobiliare dai 260 ai 270 miliardi di euro, il doppio circa rispetto ad un decennio fa e 10-15 miliardi in più rispetto all’anno precedente. Le stime tedesche parlano di un mercato che nel 2019 dovrebbe chiudere con 300 miliardi di nuovi investimenti.

La bolla quindi non accenna a diminuire, spinta anche dai bassi tassi dei mutui, che invogliano all’acquisto anche un popolo tradizionalmente in affitto, come quello teutonico. A meno che non si tratti di stranieri residenti: gli italiani emigrati fanno sentire anche sulle rive del Reno la propria voglia di essere padroni di casa loro.

Tuttavia, come in ogni nazione, anche in Germania occorre fare attenzione alle zone in cui si investe. Francoforte è meta alternativa a Londra dopo la Brexit: i prezzi sono quindi in forte salita. Se poi Monaco e Amburgo si collocano nella media delle capitali europee come valori immobiliari, Berlino punta ad espropriare a prezzi imposti dalle autorità le proprietà delle grandi imprese che, speculando sui valori del mattone, tolgono possibilità di acquisto ai giovani. Mossa, questa, che costerebbe una cinquantina di miliardi e la cui possibilità ha messo un freno al mercato, per prudenza.

Non si fermano però la costruzione di appartamenti di lusso e uffici, né le ristrutturazioni di appartamenti in affitto a cui i canoni vengono ritoccati poi al rialzo. La riqualificazione investe anche la capitale tedesca, che costruisce palazzine da 5 mila euro al metro quadro in antiche piazze, e studia nuovi edifici da far sorgere sugli “orti urbani”, gli Schreibengarten, per accogliere almeno 150 mila inquilini. Proposta che ha provocato una protesta popolare che forse fermerà tutto. Si guarda allora anche alla zona della stazione dello Zoo, o alla porzione di muto superstite ad Est. Ogni zona è buona per il rilancio dell’edilizia sociale, che servirebbe anche ad accogliere eventuali profughi.

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