Ascensore esterno per disabili, per la costruzione ci sono meno vincoli

La giurisprudenza

Cosa dice la giurisprudenza / Gtres

Via libera all’ascensore esterno per disabili da costruire molto vicino alle finestre degli appartamenti. Le opere che eliminano le barriere architettoniche, infatti, possono essere realizzate in deroga ai regolamenti e agli atti di normazione primaria, dunque anche all’art. 9 del dm 1444/68 che prescrive la “distanza minima assoluta di dieci metri tra pareti finestrate”.

La sentenza costituzionale 251/08 ha infatti indicato i problemi dei diversamente abili come “nodi dell’intera collettività”. A evidenziarlo la sentenza 1659/19, pubblicata dalla seconda sezione del Tar Lombardia.

Sul tema, la sentenza 809/18, pubblicata dalla prima sezione del Tar Lombardia, ha sottolineato che possono derogare alle distanze dei regolamenti edilizi non solo gli impianti tecnologici, ma anche i volumi tecnici per favorire la mobilità dei disabili, in quanto sono opere che consentono di superare le barriere architettoniche. Via libera, dunque, al progetto che prevede sia l’ascensore sia la scala esterni all’immobile realizzati in deroga alle norme sulle distanze minime tra fabbricati previste dai regolamenti edilizi.

La sentenza 175/19 del Tar Campania ha poi evidenziato che basta la Scia per realizzare in condominio l’ascensore che serve a superare le barriere, il permesso di costruire è superfluo perché l’impianto rappresenta un mero volume tecnico. Il Comune non può bocciare il progetto dell’ente sul rilievo che non rispetta le dimensioni minime senza verificare se c’è possibilità di deroga o suggerire alternative.

La sentenza 9557/18 sezione seconda quater del Tar Lazio ha inoltre stabilito che la Soprintendenza non può bocciare il progetto dell’ascensore esterno che serve alla persona anziana solo perché la realizzazione dell’impianto in cortile può arrecare un pregiudizio all’immobile vincolato. La legge contro le barriere architettoniche impone all’amministrazione di valutare i rischi che corre il bene tutelato considerando anche la situazione del richiedente, che ha problemi di mobilità.

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